Astrologia archetipica



Uno non ha bisogno di credere alle previsioni del tempo per uscire di casa con l'ombrello in una giornata nuvolosa.
La pioggia è una possibilità, l'ombrello una precauzione.



UNA LOTTA STORICA:
ASTRONOMIA vs ASTROLOGIA

"L'astrologia sta all'astronomia fisica, come la psicologia sta alla fisiologia medica.
In psicologia e in astrologia bisogna fare un passo fuori dal mondo fisico della materia, ed entrare nel dominio dello spirito trascendente."

Nell'Europa medievale il termine astronomia (astro-nomos: dare un nome alle stelle e scoprire le leggi dietro ai loro movimenti) veniva spesso usato per indicare entrambe le discipline, non intendendo quella scientifico-tecnica e quella umanistica come materie di studio separate o separabili.

Non è un caso che molti tra i più grandi pensatori e pensatrici della storia fino a un paio di secoli fa fossero al contempo matematici, fisici, filosofi e teologi.

L'astronomia per come la intendiamo noi oggi, ovvero quella branca della fisica che fa uso di sofisticate formule e apparecchiature per capire quale sia la materia che compone l'universo intorno a noi e come i corpi celesti interagiscano tra loro, in passato non era che il fondamento su cui l'astrologia potesse speculare.

Per via della nuova visione del mondo favorita dall'eliocentrismo (solo apparentemente in contrasto con il punto di vista geocentrico dell'astrologia), e probabilmente anche per via dell'uso che è stato fatto dell'astrologia a livello popolare da "indovini" di ogni sorta, le due discipline hanno iniziato a prendere strade distinte dalla fine del Rinascimento (XVII sec), epoca che ha visto nascere la Rivoluzione scientifica e declassare l'astrologia ad un ruolo di pseudoscienza e superstizione.


Questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi, l'universo, è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.



E QUINDI... COSA È L'ASTROLOGIA?

L'astrologia, definita da Tolomeo la “scienza degli effetti”, è una maniera scientifica di riferirsi al mondo che lo osserva attraverso la lente di un paradigma differente da quello accettato dalla maggior parte degli esperti delle odierne scienze canoniche, ovvero lo studio della correlazione statistica tra gli accadimenti sulla Terra e la posizione dei corpi celesti nel cielo.

Hai mai sentito parlare del Butterfly effect, della frase Una farfalla batte le ali a Pechino, e a New York arriva la pioggia invece del sole?
Edward Lorenz, coniatore del termine sopra e pioniere della teoria del caos, in una conferenza del 1963 fece notare che, se le teorie erano corrette, un singolo battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre.

Lo studio di queste correlazioni aiuta ad evidenziare l'interconnessione di tutte le cose, visione supportata dalla fisica della legge di gravitazione universale di Newton e dalla formulazione della relatività generale di Einstein, fino ai più recenti sviluppi della scienza moderna.


A una verità scientifica,
per essere tale,
basta la semplice constatazione.

C. G. Jung


Volendo fare un passo indietro, se ci fossimo iscritti all'Università in epoca medievale inevitabilmente avremmo ritrovato tra i vari studi quello dell'astrologia.
Infatti, era considerato
di fondamentale importanza per potersi orientare nel mondo l'insegnare a riconoscere i pianeti nel cielo e i loro spostamenti, e l'influenza di questi moti nella nostra vita di tutti i giorni.

Al tempo una scienza, per essere definita tale, non doveva per forza rispettare la replicabilità degli esperimenti, e con meraviglia e con stupore (oltre a tanta matematica e geometria) ci si dedicava allo studio dell'eterno divenire.

L'astrologia è una scienza che l'essere umano studia da decine di migliaia di anni.

Dal calendario solare di Stonehenge a Platone e il suo "iper-uranio", dai Maya a Dante e il suo viaggio tra le stelle, dagli Egizi fino a Shakespeare... tutti questi e altri, sono stati appassionati studiosi di astrologia.


Folle è l'uomo
che parla alla luna.
Stolto chi non le presta ascolto.

W. Shakespeare











COSTELLAZIONI e ZODIACO

Il termine zodiaco deriva dal greco zòon, “animale, essere vivente” e hodòs, “strada, percorso”.

Il significato originale riporta quindi ad un senso di viaggio, cioè a quel cammino a tappe, un segno dopo l'altro, che il Sole e gli altri pianeti sembrano seguire osservandoli dal nostro punto di vista geocentrico.

Questa immagine mostra una persona che dal suo punto di vista sulla terra osserva i pianeti del sistema solare puntando il telescopio nella direzione dell'una o l'altra costellazione

ASTROLOGIA e ARCHETIPI

A differenza del classico oroscopo della colonna in fondo al giornale, che basa il proprio successo su quello che viene definito "Effetto Forer/Barnum", o anche "Effetto di convalida soggettiva" (ovvero quel curioso bias di conferma psicologico che ci porta ad immedesimarci in descrizioni del tutto sommarie di tratti caratteriali spesso contrapposti, come riservato ma talora estroverso, riflessiva ma anche istintiva, generoso ma anche geloso), la scienza astrologica si fonda su delle basi archetipali impresse nell'inconscio collettivo.

Quello dellarche­tipo (arché-typos, modello originario) è un profondo enigma, che supera la nostra capacità razionale di comprensione e che conterrà sempre qualcosa di ancora ignoto e informulabile.

L’archetipo è come un vaso che non si può svuotare né riempire mai completamente, un'impronta vuota pre-esistente con una forma che ogni volta può essere riempita di qualcosa di diverso.

In sé esiste solo in potenza, come disse Jung, e quando prende forma in una determinata materia non è più lo stesso di prima.


Si deve sempre tener presente che ciò che
intendiamo per “archetipo” è in sé invisibile, ma
produce effetti i quali consentono di visualizzarlo,
cioè le rappresentazioni archetipiche.

C. G. Jung



SEGNI ZODIACALI e ARCHETIPI

Ti è mai venuto il dubbio del perché i pianeti portano il nome delle divinità della mitologia da cui tutti noi mediterranei discendiamo?
E perché le costellazioni hanno proprio quella forma, chi l'ha stabilito?

Il più delle volte si tende a sovrapporre i segni zodiacali con le costellazioni, quando invece c'è una differenza sostanziale tra le due.

Infatti mentre le costellazioni sono quei raggruppamenti di stelle visibili cui in un tempo passato si è deciso di attribuire una determinata forma, i segni sono spicchi di cielo permeati dall'una o da un'altra forma di energia archetipale, e i disegni ritrovati dai nostri avi nelle costellazioni sono proprio la rappresentazione grafica dei vari archetipi, degli animali, dei segni che si incontrano lungo il percorso di un'orbita annuale, e non solo.

Ogni viaggio infatti, come ogni forma di vita e di esperienza, ha inizio con una forza che sancisce in maniera decisa la propria presenza, l'archetipo dell'Ariete, e finisce con una dissoluzione che determina la fine del percorso e la possibilità di iniziare un nuovo ciclo, i Pesci.


La mitologia contiene altrettante “verità”
di una scienza della natura;
soltanto che si tratta di verità psichiche.

C. G. Jung



OFIUCO: UN TREDICESIMO SEGNO?

E perché i segni dello zodiaco sono dodici e non tredici come afferma qualcuno?

Dodici come gli anni necessari a Giove a fare un giro dello zodiaco, dodici come i mesi necessari alla Terra a fare un giro intero intorno al Sole (o al Sole per fare un giro intero dello zodiaco in ottica astrologica geocentrica), dodici come le ore del giorno e della notte...

...che sia tutto un caso? Non saprei dire.

Quel che so è che i segni sono 12 per logica matematica e armonia trigonometrica:

12 segni perché 4 elementi (fuoco, terra, aria, acqua)
combinati in 3 modalità (cardinale, fisso, mutevole)
1 rotazione = 360°
360° / 12 (mesi) = 30 (giorni)
360° / 90° (quadrato) = 4 elementi di 1 modalità
360° / 120° (trigono) = 3 modalità di
1 elemento


Ciò di cui abbiamo bisogno
non è la volontà di credere,
bensì il desiderio di scoprire.

Bertrand Russel


















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